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Virtualbologna intervista Maria Pagés

Virtualbologna intervista Maria Pagés

"Né l'aria, né la terra rimangono le stesse dopo che Maria Pagés vi ha danzato..."

... Così lo scrittore Josè Saramago ha definito l'arte di Maria Pagés, la più apprezzata bailaora di Flamenco a livello internazionale, ora a Londra per il suo tour mondiale. Noi l'abbiamo intervistata e poi ammirata al teatro Manzoni nel suo ultimo spettacolo "Sevilla".

Maria ci parli un po' del suo ultimo spettacolo "Sevilla"?

Sevilla è lo spettacolo che più avevo bisogno di fare. Il mio lavoro mi porta sempre in giro per il mondo e avevo bisogno di tornare alle mie origini, dove sono cresciuta dove sono le mie radici che hanno determinato la donna che sono diventata.

Che ricordi ha di Siviglia?

Soprattutto le feste che per noi non sono solo semplici ricorrenze ma veri e propri simboli. Fin da piccoli, per divertirci ballavamo il flamenco, e non solo alle feste comandate ma anche alle comunioni o ai compleanni.

Come Maria Pagés è diventata la ballerina di flamenco più apprezzata al mondo?

Il flamenco in Andalusia è la prima musica che tu vedi, che tu senti. Nasci e cresci con lui. Poi io ho un carattere curioso e impaziente e ho sentito l'esigenza di perferzionarmi. Dall'Andalusia sono poi andata a Madrid dove ho lavorato con le prime compagnie, e da lì è cominciata la mia carriera artistica.

Quindi sin da piccina sapeva che sarebbe diventata una ballerina di flamenco?

La danza è la mia vita, io sono nata in Andalusia e sono diventata una ballerina di Flamenco, ma sicuramente se fossi nata in qualunque altro luogo avrei danzato la musica di quel paese...o chissà magari sarei diventa una ballerina di danza moderna.

Il flamenco è un ballo popolare tradizionale, quanto lei nel danzare si ispira alla tradizione e quanto cerca di innovare?

La musica e la danza si evolvono nel tempo. Io credo nell'evoluzione della danza tradizionale. Il flamenco è molto attuale come danza e deve essere così: perchè è una danza della gente. La gente cambia si evolve e la danza deve crescere con essa.

Maria lei ha dichiarato che il flamenco è un chiaro esempio di come l'unione fra le culture e le razze e le religioni può creare un'eco comune, ci può dire qualcosa di più?

Se il flamenco è nato in Andalusia c'è una ragione ben precisa. Il sud della Spagna ha visto storicamente molti popoli e molte culture convivere insieme: spagnoli, arabi, ebrei...e il flamenco è il riassunto e l'unione di queste culture, un comune denominatore artistico.

Lei che ha girato il mondo e ha visto tante culture con il suo lavoro, quali sono le differenze che ha notato nel pubblico nell'accogliere un suo spettacolo di flamenco?

Ogni pubblico reagisce secondo la sua educazione, secondo la sua cultura. Per fare un esempio i nord americani dimostrano un entusiasmo "quasi esagerato"(sorride), mentre il pubblico giapponese - quasi tutto al femminile - rimane sempre molto composto. Ma non perchè non siano entusiasti dello spettacolo ma perchè la loro educazione ha insegnato loro a essere così.

E gli italiani o gli spagnoli?

Beh! Gli italiani e gli spagnoli sono mediterranei e i mediterranei fanno la differenza (sorride)

A proposito di Italia, che ne pensa del nostro paese?

L'Italia è una delle terre più ricche al mondo, con una storia alle spalle fenomenale e ricchissima... mi dispiace che ultimamente la vedo un po' addormentata. Credo che gli italiani abbiano ancora molto da dire ma dovrebbero capire l'enormità del loro patrimonio e cercare di reagire.

Maria lei è una donna affermata e cittadina del mondo oramai, che ne pensa delle donne di oggi?

La questione di genere è un argomento molto dibattuto ultimamente, pensa che proprio ieri ero in un programma della bbc che parlava di donne. Le donne hanno lavorato molto per conquistare dei diritti, e mi piace pensare che queste conquiste non saranno mai più regredibili. La conquista dei loro diritti si vede anche nel flamenco stesso, un tempo era un ballo prettamente maschile. Le donne c'erano e avevano importanza ma era l'uomo che comandava, ora non è più così. In generale adesso c'è molto più equilibro di genere, ma bisogna sempre lavorare affinchè rimanga tale.

Grazie Maria ci rivediamo in teatro verrò sicuramente a vederla il 27.

Ci conto...

Silvia Macchiavelli

 

 

 
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