Eventi a Bologna con il Progetto Mambo

Cronaca della Terza Serata del 59° Festival di Sanremo

iva zanicchi
SCHEDA
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Grandi nomi tra vecchie raccomandazioni e nuovi talenti rendono lo show sempre più ricco. Iva esclusa.

Anche nella cronaca della terza serata, se non gradite perdervi tra resoconti e commenti, potete scegliere l'approfondimento rapido sulla musica oppure sul costume.  Sempre che non vi siate persi la prima o la seconda serata.

Anche la terza serata parte sposando cinema e musica. Da La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore le immagini si spostano sul palco dell'Ariston svelando i tasti di un pianoforte suonato da Giovanni Allevi. La leggenda del pianista sul Tronto.

Il ricordo di Oreste Lionello è il primo pensiero di Paolo Bonolis. Giusto e doveroso. Poi inizia la sfilata dei giovani accompagnati dai loro padri putativi artistici.

Riccardo Cocciante fa da pigmalione al suo giovane clone Filippo Perbellini. La famigerata pecora Dolly ha lasciato un segno. A loro soprattutto a livello tricologico. I due pianoforti contrapposti sembrano segnare una sorta di sfida tra maestro e allievo. Nell'Ok Corral sanremese i violini dell'orchestra segnano la tensione di una canzone che ha il pathos di un vasetto di yogurt restato fuori dal frigo. Poi il giovane si mette in castigo ascoltando il maestro sfogarsi in Quando finisce un amore. Dai Filippo che una parte da Quasimodo in Notre Dame de Paris te la sei meritata.

La clonazione del bulbo di Cocciante ha coinvolto anche la terza bella del palco. Con timore scende le scale una riccia Gabriella Pession. La gag con l'attrice va dall'origine valdostana (ma se è di Modena?) al coccodrillo allevato dalla nonna in Florida. Poi Paolo fa il cavaliere e ne apprezza cortesemente solo gli occhi. E dire che non c'è traccia del compagno di lei, Assisi. "Hai degli occhi di un colore incredibile, quasi giallo". Resta interdetta lei: "Lo hai detto con un'aria un po' schifata?" "Ma da chi hai preso in famiglia... dal coccodrillo?

Pino Daniele rispettosamente dietro Silvia Aprile suona la chitarra per il suo brano. Un desiderio arriverà. Speriamo anche un vestito che la valorizzi e una canzone che le dia più visibilità, visto che sarebbe una valida cantante jazz. Ci scuserà l'amico che oggi l'ha difesa per mail. Quando è il regalo di Pino Daniele a Sanremo. La propone in una versione sussurrata, per un artista che sembra arrivare in questa scena in punta di piedi. Il discorso tra Bonolis e Daniele vola a Napoli. Anche Napule è viene servita senza fronzoli, con il solo piano.

Il sipario sinatriano di Laurenti lo vede stasera riprendere My way. Ormai è un appuntamento atteso. Bonolis apprezza il modo in cui interpreta: "Ma lei la musica come la sente?" "Con la cuffia!"

Karima è la più sexy, almeno nell'azzardare. Scalza e in sottoveste viene accompagnata da Burt Bacharach al piano. Alla canzone manca solo la scenografia del più raccolto teatro del Casinò per essere perfetta. Si aggiunge a metà di Come ogni ora Mario Biondi e la melodia si fa di velluto con la voce di Karima a toccarla. Poi Bacharach fa sognare i coristi dell'orchestra dell'Ariston che sono sempre all'altezza del nome del compositore. Un gran momento per un medley spettacolare.

Il padre non è più putativo. Irene viene scortata da papà Zucchero con gli zii Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia e Fio Zanotti. L'impegno di famiglia non cambia il motivo e la dote delle figliola non si sposa al successo sul palco. Alla fine Fornaciari senior dice "avrei voluto che facesse veterinaria" quasi scusandosi. "Se vuoi le do Laurenti come paziente" risponde Bonolis. Ma è questo uno dei momenti più controversi della serata. Da un lato l'intero Ariston si ritrova in piedi a ballare sulle note di un mini concerto con Pensiero, Ho in mente te, Lady Marmalade e Baila Morena. Bello. Se non fosse che la Zuccherina riesce ad esibirsi con la famiglia mentre gli altri in competizione non hanno avuto tale opportunità. Se ci fosse stato Baudo avrebbe urlato a Zucchero: "questo non me lo dovevi fare Adelmo!". Ci limitiamo a scriverlo noi. Perchè dalla sponsorizzazione alla raccomandazione all'italiana il passo è tristemente breve.

Bonolis benda Laurenti nella abituale gag che introdurrà la presentazione del modello della serata. Lo abbraccia alle spalle e carca di far crescere la tensione erotica della vittima Laurenti. "A Paolo per piacere se devi dirmi queste cose preferisco che tu non lo faccia stando alle mie spalle..." Al suo timore Bonolis risponde "Che non lo sai che Luca era gay?" ammiccando al pubblico. Si svela il brasiliano Thyago Alves non meno attraente dei precedenti. Parla in italiano: miracolo!

Roberto Vecchioni si prende cura dell'altra figlia d'arte Chiara Canzian. La poohetta si mostra con maggiori incertezze interpretative delle seconda serata che si piegano alla stonatura. Vecchioni non l'aiuta. Sarà la sua anima professorale a rigettare il suggerimento? Ammette con Bonolis che avrebbe tentato di dissuadere la piccola Canzian dall'intraprendere la carriera musicale. Professore, la preghiamo, insista. Sogna ragazzo sogna conclude la sua presenza su un palco che aveva sempre rifuggito.

Sipario al bacio per Pession e Bonolis che forse ha sprecato la partner che poteva accompagnarlo tutte e cinque le serate. "La Wertmuller dice che ho due wurstel" esclama lei mostrando le labbra. "Sarò la sua senape" ribatte lui. Nel momento decisivo del bacio lei estrae lo spray per l'alito rompendo ogni incanto tra i due.

Iskra con un look monumentalmente damascato ritrova nella sua Quasi amore il compagno di canto di sempre: Lucio Dalla. I ruoli si invertono e la corista è la diva. Le voci del Coro Spirituale di Bologna (n.d.r. sarebbero singoli coristi del coro di Santa Maria dei Servi che hanno aderito all'invito della Menarini a partecipare a Sanremo) abbracciano le due delle glorie bolognesi alla prova. A canzone finita Dalla ha l'aria di chi abbia un conto in sospeso con quella platea e spara sul pubblico, definito svizzero. Proprio stasera che è stato scaldato a dovere? Prorompe e forse esterna un po troppo. Ma se tornare da artista affermato sul palco che aveva eliminato inopinatamente 4.3.1943 non ha prezzo, aggiunge al suo cavallo di battaglia anche una parte di Piazza Grande. Che poi interrompe facendo ripetere agli astanti un alfabeto musicale. Perchè la sua vendetta deve essere portata a compimento. Il pubblico esegue con dedizione e anche Dalla ammette che questo non è un festival svizzero. Anche perchè lui, dopo Chiasso, non avrebbe potuto certo sostenere direttamente la sua corista!

Arriva al Festival del Cinema di Sanremo Kevin Spacey. Il solito ospite sospetto di aver ricevuto un cachet che farebbe sparire per anni qualsiasi mal di testa. Come Laurenti, si butta nell'esecuzione di Sinatra ma, incredile a dirsi, senza le doti del romano. Poco dopo Bonolis lo ricambia con la stessa arma. Imagine di Lennon cantata dal presentatore L'intervista si srotola tra oscar e considerazioni di vita e di politica. Come in passato si sceglie il grande attore per creare un evento che non decolla. Ci prova anche la Pession con un bacio in cui stranamente non usa alcuno spray, per la gelosia di Paolo.

La Egocentrica Simona Molinari divide il palco con Ornella Vanoni. Anche se il duetto non parte fluido, ci piace l'appuntamento che la matura artista prende con la giovane. Questa si conferma tra le migliori promesse dell'edizione 2009. Dai tempi di Rossana Casale il festival non ci regalava un talento di questo genere. Poi, data l'atmosfera jazz, la Vanoni interpreta in questo stile il Luigi Tenco di Vedrai vedrai. La tromba accompagna un malinconico omaggio di rara armonia. Poi si continua con Una ragione di più ricordando Mino Reitano che, non vogliatecene, interpretato così è davvero un mito.

Il Carnevale è la fonte di ispirazione dell'abbigliamento di Arisa. Il giovedì grasso la vede con una salopette e un papillon neri su una camicia bianca: le manca un naso rosso e una lingua di suocera. Abbiamo capito che "ci sta facendo" perchè stasera si è tolta un po' di quella riservatezza e si sta svelando. Appena attacca Sincerità la voce e la dolcezza ci sono davvero. Lelio Luttazzi al piano è un grande maestro, ma la debuttante trova il giusto connubio indirizzandosi a lui nello svolgimento del suo compito perfetto. Swing brillante che rimbalza dal palco e ci raggiunge. Se non capite Arisa vi veniamo a menare a casa. Vecchia America del Quartetto Cetra, in versione strumentale, sembra la naturale prosecuzione dello show.

Barbara Gilbo con Massimo Ranieri. Sembra un coppia da film. Lui perfetto in un impeccabile completo scuro che ha rimorchiato una bionda Pretty Woman flegrea la quale cantando di un "Pulcinella con la sottana" decide di farne a meno lei. L'accoppiamento (artistico, per carità!) alla fine rende più credibile Pomeriggio vesuviano, con un Ranieri che tante chitarre elettriche insieme non le aveva sentite suonare nemmeno su cd. Per riportarlo alla giusta dimensione come non chiedergli una Perdere l'amore? Non lo avessimo fatto noi, lo avrebbe chiesto lui.

La delicata Come foglie di Malika Ayane cresce piano piano fino al ritornello in cui incontra Gino Paoli. La canzone sembra prestarsi a questo duetto che scorre piacevole ed equilibrato. Con il musicista genovese si ripercorre la felice intuizione del Festival nello snobbare gioielli come La Gatta. Gli applausi del pubblico scosciano sul classico Una lunga storia d'amore, meno sulla recente Il nome. Poi coinvolge Malika (ci risiamo: o tutti, o nessuno) con Il cielo in una stanza. Ci arrendiamo all'infrazione del regolamento perchè davvero "il soffitto viola non esiste più" a sentirlo cantare da loro. Il momento è così intenso che pure Bonolis approfitta per festeggiare il compleanno della moglie.

L'idillio è sospeso dalla dura realtà della gara dei cantanti affermati. Oltretutto il ritardo accumulato è da tachicardia. Si fanno accorrere Nicky Nicolai e Stefano Di Battista. Lei avvolta in un improbabile tendaggio verde ci ripropone, in corner, un motivo che può cambiare una giornata partita male. Sarà che devono dare il tutto per tutto, ma la loro interpretazione suona più intensa che mai. Voce impeccabile accompagnata con attenzione da Di Battista. Da applauso.

Una Iva Zanicchi buon gustaia si fa accompagnare dal modello brasiliano come boy. La diva scende le scale in un blu e viene colpita dall'ironia di Bonolis che ammicca sul cavaliere che le ha concesso: "poi dimmi che non ti voglio bene". La signora in calore stasera è più spietata che mai. Lei che chiede al suo ipotetico lui di non finire presto pare un richiamo al televotante. Sul brano si sono innestate due polemiche che sintetizziamo. La prima è relativa al presunto danno che le avrebbe causato Benigni prendendola in giro prima della sua esibizione, la prima sera. La seconda più generale rimanda all'opportunità o meno per una donna in età di cantare un amore esplicitamente fisico. La storia sanremese insegna che nel 1993, un'altro mito della canzone italiana come Milva, con l'audace Uomini addosso, fu trombata al primo esame. Metaforicamente parlando.

Riprendendo da una mail di commento ricevuta che vedrebbe bene Sal Da Vinci "ad un banco di calzini in offerta in Piazzola" il neomelodico si dimostra anche stasera l'uomo più elegante del festival. Il look tutto nero segna il lutto di una ormai probabile eliminazione. Oppure è indossato scaramanticamente? Non riesco a farti innamorare più che altro non riesce a convincere. Stasera lo urla più che ieri sera, ma noi abbiamo già abbassato l'audio.

Al Bano con consueta grinta salta in due balzi l'intera scalinata del palco di Gaetano Castelli, tanto che si teme atterri tra le braccia di Fabrizio Del Noce, in prima fila. Bonolis sbianca, la Pession continua a ripetere che è un onore poterlo presentare (e magari assistere al suo ultimo volo?). Lui imperturbabile: "Questa sera mi sento un delfino. Vai che ti ripescano, mi hanno detto". Bonolis lo ridimensiona "Sì Al Bano ma avvisa quando fai di queste cose, perchè mi è venuto un mezzo infarto". La scelta musicale di Al Bano consiste nel dare, a differenza di Da Vinci, una interpretazione più garbata di L'amore è sempre amore. Non sbaglia di una virgola e la sua estensione vocale lo assiste in qualunque scelta, anche di abbassare il tono.

Gli Afterhours  Bonolis li presenta come "Strangers in a strange land". Il pubblico gli accoglie con lo stesso calore con cui accoglierebbe il vigile che notifica la multa dell'autovelox. Come il titolo del trafiletto del frontman Manuel Agnelli su La Repubblica "Mork chiama Ork"  suggerisce (richiamandosi all'extraterrestre del telefilm Mork &Mindy), la consapevolezza della loro lontananza dall'evento si è palesata. Il paese è reale resta l'oggetto alieno. L' intruso di questa edizione. Sarà per questo che si fa apprezzare pure stasera. Anche se l'appello di giovedì non la salverà.

Tricarico si presenta da ultimo ma questa sera non ha nessun Pippo Baudo o Piero Chiambretti su cui sfogarsi. "Pene dell'inferno per me" ripete, visto che cantare all'una è una condanna certa. Non sente la tensione dell'eliminazione: in tutte le interviste che ha rilasciato oggi ha fatto capire che la cosa non lo toccherebbe minimamente. Se prima parlavamo di alieni qui siamo tra i cantanti per caso. La canzone piace e sarà tra quelle che si salveranno di Sanremo. Ma che Sanremo non salverà.

La manifestazione ha il fiatone per la corsa che è stata fatta. Un televoto notturno forse può aver salvato le proposte più innovative, ma è una ipotesi speranzosa che si prova ad accarezzare. Nella confusione della scaletta saltata per la ricchezza delle esibizioni e Bonolis cerca di riprendersi. Il chiassoso gruppo reggae degli Easy Star All Stars lo aiuta.

Bonolis lascia spazio alla lettera scritta da Niccolò Ammaniti per il festival, letta dall'attore Giorgio Pasotti. Si attende l'esito del Televoto.

A restare sorpreso, almeno su un nome, è lo stesso Paolo Bonolis. Se Marlon Brando secondo Ligabue (magari stasera era sul palco, ma in tutta questa abbondanza di personaggi potevamo non accorgercene) è sempre lui, anche Sanremo secondo noi è sempre lui. La notte premia l'uomo senza personalità e l'uomo la cui personalità fa provincia: Sal da Vinci e Al Bano. Verrebbe voglia di abdicare dalla stessa cronaca del Festival, ma è doveroso segnalare che su sei scelte, sono state portate avanti le peggiori. Espulse tutte le diversità. La Zanicchi proibita. Gli Afterhours alternativi. Il Tricarico scanzonato. Infine (la ferita più pesante) i travolgenti Nicky Nicolai e Stefano Di Battista. Seppur feriti non ci asseraglieremo tra i-pod, cd e vecchi vinili sperando che non Povia a dirotto sulla cinquantanovesima edizione.

A quanti vogliano mettere un cerotto sulle ferite da Festival oppure preferiscano cospargerle di Sal, è a disposizione redazione@virtualbologna.it