Trent'anni di Righeira

Righeira Credevo che la vita fosse come il Festivalbar blog musica Alberto Andreoli Bologna

Ibamos a la playa

Pare che quest'estate il tema dei tormentoni estivi stia salendo di importanza nell'agenda dell'informazione giornalistica. Da argomento topico per un servizio di Ilaria Dalle Palle di Studio Aperto o da filmato di rincalzo per la rubrica Costume e Società di Rai 2, assurge a grande dibattito stagionale. Che sia un effetto della trasmissione "Nord, sud, ovest, est" che insegue gli interpreti dei vecchi successi vacanzieri con la stessa ostinazione con la quale Federica Sciarelli caccia le persone scomparse da tempo?

Tiene il governo Letta? E' vicina la fine della crisi economica? Macché la priorità nazionale è la dissertazione sulla canzonetta estiva (poi non mi si dica che la vita non è il Festivalbar...). Noto che in tutti i Tg, quasi quotidianamente, propongono un servizio o un richiamo ai pezzi riempi pista di ieri o di oggi. La stampa non è da meno, come dimostra l'articolo pubblicato, a firma di Katia Riccardi, sul sito de La Repubblica: "Trent'anni di Vamos A La Playa: la madre di tutti i tormentoni".

Innanzitutto la vera notizia è che in trent'anni pure i Righeira sono diventati oggetto di rievocazione e di discussione. Un cult. Sarà la cifra tonda a conferire spessore al brano del duo torinese? Nel 1983 erano gli stessi Michael e Johnson Righeira a stupirsi del successo ottenuto. Nel 2013 possono meravigliarsi di come a distanza di tempo la loro canzone desti ancora tanto interesse. Perché?

Nell'articolo della Riccardi vengono citate tra i successi estivi di quell'anno canzoni invernali che l'incessante produzione commerciale del periodo aveva già dimenticato. Un peccato veniale, nonostante i lettori si accaniscano nei commenti a cercare citazioni da Wikipedia. Personalmente apprezzo la documentazione storica sul brano ma ritengo che nell'analisi della giornalista manchi lo spirito del tempo. Bisogna aver ardentemente desiderato di sfrecciare in Ritmo Cabrio tra Cattolica e Riccione per capire cosa fosse quel periodo. Bisogna esser stati almeno una volta terrorizzati dall'incubo della guerra nucleare. Aver visto scavare improbabili rifugi antiatomici tra le villette della più sonnolenta provincia italiana. Spaventati da cosa potesse accadere in caso di passaggio dalla guerra fredda allo scontro diretto tra Usa e Urss. Insomma provo a prendere in mano la situazione appena trovo da parcheggiare la Ritmo, ora che hanno pedonalizzato tutto il lungomare di Riccione.

Nel 1983 il pregio dei Righeira era l'introduzione dell'ironia nel pop. Scanzonati. Geniali nella scelta controcorrente dello spagnolo. Saranno stati i loro balletti un po' meccanici (più Madness o Kraftwerk?) o il loro presunto legame di sangue che li presentava come fratelli nati sulle rive del Manzanarre (come molti credevano davvero), anziché sul nostrano Po. Modernissimi nell'unire i contrasti che fossero sintetizzatore e melodia oppure calze e camicie fluo, abbinate a completi scuri. Disfattisi delle basette e dei capelli vaporosi dei primissimi anni ‘80, si sono divertiti a smantellare ogni pregiudizio dell'epoca. Se l'opinione pubblica temeva le radiazioni nucleari, loro le esaltavano per la colorazione bluette e per lo sterminio dei pesci puzzolenti che avrebbe reso più invitante la battigia. Successivamente nell'epoca del nuovo boom economico erano sempre loro gli unici ad affermare di non aver soldi (No tengo dinero). Poi avrebbero anche esorcizzato uno dei grandi drammi dell'italiano medio: la tristezza per la fine delle vacanze (L'estate sta finendo).

La sparo grossa. Oh oh oh oh oh. A differenza della "Russians" di Sting che oggi appare irrimediabilmente datata (sembra sparita anche dalla programmazione delle radio che si occupano di vecchi successi), la scanzonata "Vamos a la playa" tiene alla prova degli anni perché riesce ancora a sdrammatizzare il presente, riportandoci all'euforia di un periodo in cui l'Italia, anche grazie ai colorati esponenti dell'italo dance, si affermava all'estero. Oh oh oh oh oh. Oggi che il pericolo atomico pare disinnescato, i mass media riscoprono le canzoni estive di un tempo per ricordarci che l'estate è pur sempre il periodo in cui una volta si andava a la playa, dato che il 42% degli Italiani quest'anno resterà a casa (fonte sondaggio Confesercenti-Swg). Oh-oh!.

 
 
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